l'importanza del mirino (ottico) in fotografia

Oggi voglio parlarvi dell'importanza del mirino in qualsiasi tipo di fotocamera e genere fotografico.
Sì, si ottengono ottimi scatti anche fissando un display più o meno grande e luminoso, ed anche io ero convinto fosse un ottimo sistema, finché non ho avuto la possibilità di provare il mirino di una reflex.
A quel punto, una volta provato il meglio, una volta conosciuto un modo così diverso di comporre uno scatto, un modo così affascinante e chiaro, è difficile tornare indietro.

Un mirino esclude tutti gli elementi che potrebbero distrarre l'attenzione dalla composizione, un mirino consente di concentrarsi molto meglio sul risultato che si vuole ottenere, sugli elementi da includere e su quelli da lasciare fuori dall'inquadratura. Intorno al nostro scatto non c'è nulla, non la cornice di uno schermo, non i pulsanti laterali di una compatta, non la luce che distoglie e distorce l'immagine che stiamo cercando di formare.

In un mirino qualsiasi, sia esso ottico, reflex o elettronico l'inquadratura è l'unica cosa che viene sottoposta al nostro sguardo, ed in quanto tale assume un'importanza superiore, molto più centrale nella nostra percezione.
E' quasi come sbirciare dal buco di una serratura: si percepisce l'ambiente che si osserva senza farne parte, mantenendo un distacco, un proprio punto di vista.

E' questo quello che trasmette il mirino.
Isolati dal resto è molto più facile pensare a quello che i nostri occhi stanno vedendo, a quello che il nostro istinto sta sognando.

Per questo credo sia importante, nella scelta di una fotocamera, l'attenzione a questo particolare. Sia essa una compatta con un piccolissimo mirino ottico decentrato, oppure una vecchia bridge con un antiquato mirino elettronico.

L'importante è poter immergere il proprio sguardo in un ambiente appositamente studiato per scattare fotografie, appositamente costruito per creare un limbo di creatività tra la realtà e la mente di chi, strizzando un occhio, tiene l'altro sull'orlo di un mirino.

tobia alberti, 28 febbraio 2012