camminare, vivere e fotografare

Camminare, vivere e fotografare. Ogni aspetto è una conseguenza di qualche cosa di più grande, di qualche cosa che viene prima. Camminare quindi vivere, guardare quindi (possibilmente) ascoltare.

Avendo nelle mani una macchina fotografica, non diventa difficile trovare qualche cosa da ritrarre, basta restare in ascolto. Perché prima o poi la situazione giusta, la composizione che si cerca arriva e si tratta di inquadrare, regolare e scattare.

A volte si pensa e si studiano soggetti, sfondo, composizione. Nella fotografia che piace a me, nella fotografia che amo, quel soggetto arriva da se, giunti in un giusto o sbagliato stato d'animo. E' l'umore che determina lo stile con il quale un soggetto verrà ritratto, ed è sempre l'umore e le sensazioni del momento che fanno apparire in evidenza soggetti più o meno invisibili in altre situazioni, in altri contesti.

Non capisco molto chi dice che alcuni tipi di fotografia dovrebbero essere il più possibile oggettivi. Dove sta allora l'anima del fotografo, dove va a finire il sentimento, il richiamo di inquadrature sentite, di soggetti che comunicano ancora prima di apparire?

Alcuni generi fotografici presuppongono una certa imparzialità, si dice. Come si fa a non fotografare ciò che trasmette qualche cosa, ciò che colpisce, solo perché risulterebbe troppo personale e soggettivo?
In ogni caso io non riesco. Come potrebbe risultare complicato ritrarre gioia mentre si prova qualche cosa d'altro o ritrarre tristezza e vuoto mentre si è a cuor leggero.

La fotografia non necessita di ampi passi di tecnica, d'interminabile riflessione e studio dell'immagine, almeno al momento dello scatto.

Aprendo lo sguardo alle situazioni che rispecchiano il nostro stato d'animo non sarai più tu a cercare una buona inquadratura, sarà lei a farsi trovare, a risultare talmente evidente da non poter passare oltre senza averla vista, senza averla riconosciuta.

tobia alberti, 11 marzo 2012