dall'alto, fermo e muto

tratteggio sguardi ascoltando silenzi inappropriati,
dall'alto di una panchina buia e sola.

piccoli pezzetti di mondo che strisciano, si spostano, lavorano,
come formiche febbrilmente costruiscono, vuoti futuri.

chino il pensiero su sguardi chiusi da troppi doveri, da pochi pensieri,
mentre penso lentamente all'altezza della mia panchina.

tratti di vento che non scordano il temporale, 
briciole di vita in attesa di un qualche animale affamato.

gocce piovono disinvolte contro il legno del mio appiglio,
vuoti, tanti vuoti, ciabattano facendo rumore, un rumore mentale.

suoni sempre meno vuoti, sempre piĆ¹ silenziosi, che incattiviscono il pensiero,
corrodono la mente e cercano nuovo silenzio, nuove situazioni primordiali.

ticchettio di orologi che scandiscono solo inutili maree, sulla spiaggia di un pensiero che si scioglie,

muto, di fianco a una medusa.

tobia alberti, 24 giugno 2012