l'uomo che guardava il cielo

E ogni tanto guardava in alto, il cielo.
Occhi azzurri e nuvole in corsa, piccole essenze in viaggio,
non in viaggio verso, semplicemente,
in viaggio.

Uno sguardo che era piccolo, uno sguardo di speranza, uno sguardo velato,
a volte,
di tristezza.

Non sbatteva le ciglia, quasi per assicurarsi si avere ancora qualche istante di vita, quasi per esser sicuro che l'istante sarebbe divenuto attimo e poi giorno, mese, tempo..
Guardava il cielo e pensava, chino a metà su una vita ancora un poco instabile, su passi che ancora avevano tante orme da lasciare,
dietro.

Oggi lassù le nuvole erano poche, ferme. Caldo.
Non capitava spesso, spesso non le guardava. Spesso viveva senza pensare troppo, e spessissimo pensava alla vita, senza viverla.

Un prato però c'era, e i suoi capelli erano mossi,
poco,
da un vento che forse era troppo pigro per arrivare fin lassù, dove le macchie sul blu erano comodamente accoccolate.

Sguardo perso, matita in mano, nessun foglio.
Dove era il foglio?
Perché un uomo sta seduto sulla cima di una collina senza foglio? con una matita?
senza punta?

Sempre vento, e pensieri,
a tratti,
come in una grande stanza bianca. Uno spazio che in quel momento avrebbe voluto accogliere, il mondo. Avrebbe voluto gridare,
al mondo.

Però lui era mite, e dondolava, piano, da un lato all'altro..
come le foglie con la brezza d'autunno, come una barchetta ormeggiata e sola; .. e timida, piccola, lontana.
In effetti non era più di una macchietta, un puntino color indistinto visto dall'altro capo della valle.
Ma lui non avrebbe potuto saperlo. Gli occhi erano chiusi, e solo i pensieri sventolavano le tende alle finestre della stanza incolore che era la sua mente, il suo cuore.

E oltre le tende era una collina, piccola, tra alberi e cielo, solitaria, tra verde e nuvole, indifferente. Figlia di un sole che si era fermato a metà, dietro una nuvola troppo svogliata.

Forse lui era pigro. Forse era morto.
Forse, invece, stava soltanto evitando di vivere per un momento, stava soltanto cercando una pace dal grande meccanismo che gli girava intorno,
con rumore.

Aprì la bocca, poi la chiuse di nuovo. Forse per saggiare un'aria che non poteva essere salmastra, un sospiro che forse aveva bussato e poi era scappato, intimorito.

Un sogno,
ora una sagoma scura scarrozzava su per la collina. Ma piano, in silenzio.
In effetti non scarrozzava, svolazzava, ma sulla terra, o forse su un sentiero, una mulattiera.

Piccola e scura.
Fu un istinto,
o forse un'abitudine, oppure una speranza sbocciata in lui in quell'attimo.

Il capo adagiato sulle spalle si drizzò, piuttosto deciso.

Forse era ancora il sogno.
Forse lo spazio bianco aveva accolto il colore, forse qualcuno era giunto davvero.. sulla collina, sotto il cielo.

Qual che vidi prima che..
fu solo un uomo, rilassato, forse solo,
visivamente stupito che, lentamente, consapevole,
alzava il capo.

"Ogni tanto guarda il cielo. ogni tanto vivi.. e pensa, e ama."

Fu il suo pensiero,
poi la vita ebbe la meglio, poi le nuvole ripresero a correre,
una voce arrivò da lontano, una voce chiamava..

Tornò a casa.

tobia alberti, 06 agosto 2012