prima pensavo. poi.

Pensavo, pensavo all'arte ed allo spirito che la anima. Pensavo a tutto ciò che si è e a tutto quello che, espresso, può diventare qualcosa di più, un simbolo, una porzione di essere, di vita, di anima. Parte di un elemento essenziale su cui si basa ogni respiro, ogni sorriso, ogni cenno involontario.

Pensavo sempre, mentre sentivo pure qualcosa.

Poi ho scoperto di non amarlo
il pensiero. 

Non mi piace, non mi attira. 
La parola pensata, pesata, ponderata e messa una davanti all'altra con cura e dovizia di senno.

Poi rilette diventan prevedibili, vuote e anche antipatiche.

Esprimo a caso, senza logica, o pensiero affannoso. Esprimo e vivo, allo sbaraglio.

Parole distanti e sconnesse, senza fili logici o ragnatele mentali. Povere di qualsiasi espressione solenne o visivamente assennata.

Il senso è come i colori. E i colori scappano.

"Te, per esempio, l'hai mai visto il rosso dal dietro?"

tobia alberti, 04 novembre 2012