tu guarda, amica

Alcune case avevano un piano, sotto il piano terra. Con una finestrella rettangolare e un poco lunga che si affacciava piano sulla strada.
In basso. Sul bordo, vicino al marciapiede.

Una stanza un poco buia, un poco blu. Ma forse di un colore più simpatico, più allegro, o vivace, o malinconico.

Seduta. Sgabello in legno. Oppure seduta, seduta su una casetta di porcellana, oppure su una sedia con un libro in mano.

Quel che so è che era seduta. E guardava.
Fuori. Fragile.

Affascinata ed un poco sorridente. Un poco.

Pantaloni che camminavano.
Scarpe che ticchettavano.
Prendendo direzioni, scegliendo strade.

Che la finestrella non dispensava,
ai suoi occhi.

Che giocavan con mondo. Senza cambiarlo.

tobia alberti, 15 novembre 2012