vedo e scrivo, per non andare oltre (fermo in realtà)

tende verdi, finestrino rigato.
più in giù sedili blu notte e pavimento grigio, grigio spento.

capelli biondi, un'altra matita, un altro foglio di carta.

di là un libro bianco, bianco e sopra ricci neri sbadiglianti di trucco, ma senza rossetto.

sole e ombre che si spostano, al suono della marcia.

seduto, mani congiunte in vita, un po' più giù.
giacca di jeans (blu sbiadito in azzurro) e sotto una maglietta gialla (un giallo come il blu).
e baffetti, e capelli radi,

ma non bianchi.

non funziona la luce, una luce. l'altra ogni tanto lampeggia e s'addormenta, schiava.

dietro un sedile respira una felpa verde marcio, verde scuro, e sopra capelli corti (forse pensieri).
pensieri e un libro rosso,

rosso acceso.
in mezzo occhiali, neri.

posture comode, sguardi vacui, tranquilli, chiusi, lenti.

rumore da sotto,
scorrere.

non cambierà molto, nemmeno con il favore della sera. (forse).
oppure finirò, io, la carta.

tobia alberti, 11 aprile 2013