che, musicante di zecche, propose domani la luna.

abbracciai lentamente un nuovo colore. calmo e denso di istante.
musicante di mosche ed insetti.

sordido di vento, pioggia, grigio, alberi 
(bagnati dal tempo).

abbracciai lentamente il senso. calmo. calmo e correndo.
suonatore di parole e sempre insetti.
assordante e minuscolo unico suono, che vivo, 

(vive).

abbracciai lentamente il vuoto. con sguardo chiuso. chiuso e fermo.
suonatore di brezza che alita dal monte, a tratti.
stonato e minuscolo. parte di tutto e niente, 

(parte e fermo).

sillabo pensieri grandi come case. e poi lascio le case a metà.
perché il cielo è più bello.

correndo viottoli di confusioni utopiche e di confusioni mistiche, attraenti, splendenti.

note e corrimani.
mani che, non mie, scappano, scivolano, corrono, ritornano.
perché mano tocca, accarezza. mano stringe, rincuora.

abbracciai lentamente l'alba, questo pomeriggio.
stridendo alle nuvole, al cielo blu
e socchiudendo altri copricapi velati a vetri puliti, tende di vuoto e dolci sorrisi.

(là in fondo).

tobia alberti, 10 maggio 2013