non è che lui diffonde, lui porta (e parla di aspettare)

alla quercia del problema, all'alibi del dubbio.
"per farti capire il fiore, per spiegare ali di aliti e di bottoni"

dici.

e dici male. male e fermo su un terrazzo spento. spento di sigarette vuote. spento di occhiate curve, occhi chiusi.

al confine del limite e del sinonimo. mais che solo e colorato vive nel vento fermo di un tavolo per cena.
"dove non c'è niente e dove nascono i fiori, dove si cuciono a nuovo cerniere. cerniere e bottoni"

dici.

e dici solo. dipinto di occhi che han lavorato tanto (ed è peccato)
ripetuto.

alla base della pioggia, e quindi in alto. cielo.
"nei vari campi, guarda. in giro. dove nascono bambini. bambini e pomodori".

dici.

ma silenzio. e quindi penso. e quindi solo. sono.

alla base dell'esistere, alla base dell'essere, dell'essere umano e dell'esserlo.
umano e solo. solo e rumore (intorno).

che da dentro esce e che da dentro vola
e dice, ma sono io.

"si".

tobia alberti, 8 giugno 2013