fu là (nel candido chiudersi di una parola)

nel buio, pian, ancora mordea le membra di chi il cielo in silenzio,
smettea di guardare.

e come pianto al sole alzava piano mani ed ombre, nella cornice del dì che
si facea chiaro.

d'azzurro un sogno per le pietre del mare,
di caldo un seno per la grazia dell'uomo.

che d'animal indugiava ed indugiava pensiero, estasi, abisso.

lontano, di mente dimora in sperdute praterie di sabbia,
in spazi piatti senza fine,
senza peso,

senza timore d'esistere o paura d'apparire.

fu la che mi svegliai conchiglia.
fu la che morendo pensai di imparare il volo;
e di riflesso su onda mi sarei dipinto, sopra l'acqua.

acqua e sale.

di suono voce, sempre urlo,
sempre alto,
ma portato dal vento. solo dal vento.

chino su una roccia, una pietra.
china su uno scoglio, tu.

forse giungerà,
d'incanto sgorgar di ruscello,
di lieve tentennar di sole tra gli alberi,

un lume.

di una frase che,
parole nuove,

mi porterà lì.

tobia alberti, 4 luglio 2013