sara si mangiava le unghie (non si chiamava sara, e nemmeno le unghie)

di nascosto scivolava. scivolava.
che perduti si era, e lo si era da tempo.

calvi all'angolo di una strada illuminata dal dubbio, da capelli più corti e discorsi,
principalmente discorsi.

per un attimo esco, si.
esco e fuggo, divoro luce e resto (senza ali)
buio.

corro per scivolare nel ricordo e nella mente che, vuota, tende
oblio.

leggero e morbido di rabarbaro,
(fetta di zucchero)

chiedo e forse domando, a voce alta, di fronte ad una persiana.
legno a cornice dell'impero,

piccole rose a dir che c'ero. che l'importante era per chi,
(è).

la mattina mi ha visto accantonare coperte di blu, di cielo e di lago.
di nascosto, all'arrivo.

(pronti)

tutti,
anche il mondo,
anche il picchio di tanto tempo fa (nelle fiabe).

pronti.

e cantano. quindi esistono.
quindi corro,
insieme agli occhi del caro passato,
sotto il cuscino della casa senza porta,

insieme a loro.

tobia alberti, 18 agosto 2013