barcolla al bar costruito sul nastro adesivo

ad appannaggio di una sfumatura di blu, che colora sola il vento.
tende e muri bianchi, tende e cimiteri di alghe, di estati, di piccoli cenni d'ascolto,
di scontro.

ad unica e silenziosa mano in cenno d'attesa,
in divino vortice di saluto e carezza.
comunque tesa.

corrono come le nuvole, eppur bianche restano.
in pensiero a forma di strada, in occhi a forma di dio.

per portar dove manca, per raggiungere affannati il limite, oltre il bordo e il muro bianco, il gatto cieco, il turbante di colla.

manifestando vite e ingaggiando passi, passi.
piedi verso ed in perenne rivolta all'avanti. al proseguire.

comunque tesi.

ad unico e solo desiderio d'ascolto e sorriso.
a gigante eppur inesistente gigante di voci, di altalena,
di paese.

perché camminava per le strade, e le strade erano fiori.
mormorava alle finestre, e le finestre erano grandi tazze di latte e biscotti.

non ancora, ma il vento porterà. ed ora sguscia, striscia, lampeggia.
piano di gridi lontani e scalpitar di treni, e ruggir di chiese e suonar di porte,
di auto, di poche rose e fogli di carta.

ad aspettare il lago che verrà,
e verrà.

con una sporta grande come una credenza di carta e spezie.
a portare religione e ghiaccioli.

la dove il sole lascia ora ombre a forma di soli,

aspettando la resa.

tobia alberti, 10 settembre 2013