tutto, tutto. le parole e le bocche, che volano.

piove, piove
piove e sbadiglio nuvole di maltempo, tutte rinchiuse in un palmo di mano.

(un palmo di mano e un fiore, una foglia rossa)

non vorrei esprimere, quindi coloro tutto quello che mi circonda con parvenze di senso,
parvenze di me, chino a e sul mondo.

osservo, ascolto
il canto e le parole che si ripetono.

le parole che qualcuno ha avuto idea di inventare, ed ora siamo tutti costretti ad usare
cercando di nasconderne gli occhi, donando loro un senso per lo meno nuovo,
per lo meno personale, proprio.

piove e la pioggia è tante cose,
per ora è tutto.

quindi cerco di parlare con lei,
domando parole che incespicano tutte in folti punti di domanda arancioni,
(tutte)
fantasie di forme seducenti munite di punto alla base.

punteggiare punteggiature, o parlare parole
per dare sorrisi inediti, o inedite bugie.

nel palmo di una mano che accortasi del mondo punta l'indice,
o scorre un pollice,

sulla terra che è nata nel nome di qualsiasi cosa,
nel nome di ogni pensiero gli si possa attribuire

(magari concludendo con un grazie, una scusa,
un cenno d'intesa, di resa)

m'arrendo all'evidenza, quindi non mi arrendo.

spengo la luce e spiego a tutti che tutto è quello che ci aspetta dietro la cortina di un cuscino,
dietro la targa di una moto,
dietro il volto di una persona,
sotto le scarpe di uno sconosciuto.

che risponde ad un telefono e
risponde,
arrivo.

(e ancora piove)

tobia alberti, 8 novembre 2013