in su la fin, tanto dipinta

dall'alto, dall'alto
scintilla di colle che calmo canta al cielo.

perdere, perdere
la voce nella strada che porta, e si cinge di ponte il viso.

come vedi, come vedi
guardare quel che succede vedere, volare sopra lacrime d'alberi, foglie, campane, d'inquieto picchio che piano bacia il suo albero.

testa, la testa
piano aggrappata ad un mondo che pende, di maniglia ma senza cuore.

questo, questo
soltanto altra panchina in mezzo al mare, soltanto altro gabbiano al volo della fine.

come racconta ogni giorno, come racconta ogni giorno
lei che non esiste ma sogna di aspettare, lei che si chiama eppure non ricorda.

essere, l'essere
molto, ancora, lampada, vivo, armadio di scarsa apertura, forte, come ieri, che cavalcava con timore la bellezza della sua attesa.

molte volte, sempre molte volte
in panico di vasca mutata in stanza che (mondo) non perde colpi, li trova tutti, e infin cede. 
di carovana l'anello mancante, d'anello il matrimonio mancato, il suono celato, lo sguardo che,
da finestra, 
diventa il sole.

e prese, e prese

a leggere il mondo, senza mani
(senza occhi)

prese tutto,
dimenticando il seme.

tobia alberti, 31 dicembre 2013