che rimedio trae, e solerte divien bambino (per giocar di vita)

caro lettore, buona sera.
nell'angolo che mattonella, copre la terra e risplende del sole che muore.

solo uomini, siamo
parlando della vita come di un fiore appassito,

parlando della vita come una conchiglia,
che si schiude.

di mare si vive, toccando piano la realtà
(per non scottarsi).

siamo luce, siamo un fazzoletto dimenticato in cima ad una scala,
piccolo di tasca, immenso di pensiero.

lo stesso che lega le mani in procinto di accarezzare,
altre mani.

siamo,
senza la certezza d'essere e
con la presunzione di diventare,
oppur no.

regalo che nasce dal nulla, da un binario arrugginito, dalle radici di un pioppo, dalle braccia di un vulcano.

bisogno di volare.

seduti, tutti
su una panchina s'attende la giornata,
(che finisca).

per dire di averla, di averla persa.

piace,
dipingere e vedersi in ogni vetro,
rotto,
di finestrino, lucente lago.

nuotando pensieri che vorrebbero soltanto essere vissuti,
senza l'auspicio di restare nella testa,
senza la sinuosità d'esser richiamati da un gesto.

da un gesto che un sogno ha respirato,
prima che le coperte lasciassero scoperto anche il cuore.

qui, accanto al freddo, scrivo a te
che forse non esisti, lettore,
che forse hai grandi domande e le chiudi insieme ad un libro tutte le sere,
(togliendo gli occhiali dal naso)

di comodino siamo tutti sognatori, prima della soglia del riposo.

mattine che chiamano sempre nuovi cuscini, sempre colori più alti nel cielo.

verso il nero, il bianco, il giallo di una tazza di caffè e una parola di troppo.

troppo è stato detto, quindi voglio dirlo anche io
(troppo).

sulla scia di una lumaca stanca di scorrere, 
di fianco al fiume che se ne va 
(sempre più veloce).

sei una nuvola, si.
quindi puoi toccare i lampioni, puoi ridere del merlo, puoi guardare i tuoi simili e sentirli lontani.

nel loro mondo di salute e giornali.

(un giorno).

il giorno è già passato,
quindi potremmo tutti andare a casa.

per urlare al riparo di una finestra,
il nostro sentimento.

e poi sparire.

tobia alberti, 10 gennaio 2014