dal morso di mela al riposo del cannone

che da solo bucava la notte,
lavorando con le mani nel cielo, toccando con i pensieri le canzoni non ancora cantate.

si era folli, danzanti lontano dalla fontana,
volanti vicini vicini,

alla lingua del vulcano.

echi di volontà aliene di bontà,
di braccia corte e chiare, ammucchiate nella mente.

"si è scoperto essere piatto" diceva il terzo arrivato,
"si è scoperto essere scoperto" pensavano le pareti,

dormendo.

visione di cera, dalla testa al cervello.
toccati da divinità di porcellana, poggiate su armadi gialli di rabbia.

di rabbia.

che spezza il buio del silenzio.
luce nuda.

senza parlare volavamo, tutti,
treni.

non basta un albero,
ci vuole anche una mucca, un lenzuolo di lino, un laccio per le scarpe,

e parole per la domenica, parole per la colazione,
parole per le pecore e per il gatto.

davanti alle lampadine in fila per la minestra serale,
(la minestra serale).

augusto.

tobia alberti, 12 settembre 2014