la casa fuori dalla porta della casa fuori dalla porta

alzò il volto,
suono di azzurre gocce di ghiaccio.

coprendosi gli occhi di nuvole restava calzante,
di scarpe e piumoni di nebbia.

ognuno vedendo il visibile pensò fosse labile,
e talvolta pensò fosse sporco, e odoroso.

che anche la mosca, seguiva i passi del viandante verso la camera da letto.
non russava.

si guardava a destra e a sinistra, nella strada.
e la strada guardava davanti e dietro,
a lui.

alzò il volto,
suono di grandi occhi di fuoco.

due fili d'erba sottile portati via da una scopa di plastica,
quattro monete di rame rotolanti sulla ferrovia,
dodici pensieri in fila per un futuro,
un capello caduto dall'aereo.

si disse che, finché dentro scrosciava,
poteva dormire in silenzio.

colbacco dell'inverno,
sciarpa dalla mano che, bianca di cielo,
cantò le parole del vocabolario.

disse acqua, disse guardare, disse bollire,
annegare, sorridere, armeggiare, pepe, uovo, finestra, donna, piede,
terra, miele.

la casa fuori dalla porta della casa fuori dalla porta

di qui in poi cadde il vaso, e la pianta scappò.
la musica si interruppe,
tutti giocarono ancora un quarto d'ora.

poi iniziarono ad amarsi.

tobia alberti, 28 ottobre 2014